Nel panorama dell’edilizia contemporanea, l’uso delle strutture vetrate è sempre più diffuso.
Tuttavia, dietro l’apparente semplicità estetica del vetro si cela una complessità tecnica spesso sottovalutata: la mancanza di una progettazione strutturale adeguata può compromettere non solo la sicurezza, ma anche la durabilità dell’intero sistema.
In questo articolo, viene approfondito proprio questo tema attraverso l’intervista all’ingegnere Ermano Tonda, direttore tecnico dello studio, che condivide riflessioni ed esperienze sul ruolo cruciale della progettazione ingegneristica nelle strutture vetrate. Un contributo utile e necessario per promuovere una maggiore consapevolezza nel settore.
Il vetro, materiale strutturale?
Vorrei iniziare sgombrando un equivoco di base che serpeggia, da sempre, nel modo dei serramentisti. Il vetro è un materiale strutturale? Sì, punto. Il vetro è un materiale che, in base alla destinazione d’uso, deve essere progettato, calcolato e, talvolta collaudato? sì, punto. È obbligatorio? sì, punto. Rischio qualcosa se non lo faccio? Sì, dalla perdita dei bonifici sulle fatture al procedimento civile (se va bene) e fino quello penale (se va proprio male).
Perché calcolare il vetro
A questo punto obbietterete; perché mai devo calcolare il vetro? io sono un’azienda seria e fornisco i certificati dei materiali. Mi hanno sempre detto che andava bene così. Nessun direttore dei lavori si è mai lamentato. E poi, dove starebbe scritto che sono obbligato a progettare qualcosa!?
Decreti e norme
Inizio col rispondere alla prima questione.
Il vetro, quando assolve una funzione strutturale con rischio per la sicurezza di cose o persone, rientra nel novero dei materiali da costruzione e quindi all’interno della competenza del DM 17/01/2018 (Norme Tecniche per le Costruzioni) e della sua Circolare applicativa. All’interno del decreto sono stabilite le procedure di calcolo per i materiali principali mentre, per i cosiddetti “materiali innovativi”, al cap. 12, si specifica che, per i materiali non esplicitamente descritti nel Decreto (quindi cls, acciaio, legno e muratura), ci si deve riferire agli Eurocodici (per il vetro non c’è ancora). E poi, alle istruzioni del CNR, alle normative UNI, alle linee guida del CSLLPP, alle certificazioni ETA (per i prodotti che hanno seguito quel tipo di iter) e, se proprio non si trova nulla, alla letteratura tecnica consolidata.
Un materiale da costruzione
Le procedure di calcolo e dimensionamento del vetro sono normate dalla CNR 210/2013 e da svariate UNI che richiameremo in seguito. Quindi non c’è scampo. Il vetro è, legalmente parlando, un materiale da costruzione al pari del cemento armato o dell’acciaio e deve essere calcolato per rispondere a sollecitazioni entro limiti di tensione e deformazione previsti dalle norme tecniche di settore.
Qualche esempio
Volendo accrescere lo stato di ansia del lettore, possiamo richiamare l’attenzione su alcuni casi tipici di (potenziale) non conformità della fornitura vetrata.
I° esempio.
Vetrina di un negozio all’interno di un centro commerciale, trattenuta in basso e in alto e senza rischio di caduta nel vuoto. Il serramentista fornisce vetro camera con certificato 1B1. Perfetto, peccato però che lo stratificato debba essere dimensionato per resistere una spinta di 3,00 KN/m a 120 cm dal pavimento.
II° esempio.
Parapetto su balcone privato con montanti verticali in acciaio e vetro stratificato temprato fissato con rotule puntuali (per carità, non chiamatelo temperato; la matita si tempera, il vetro si tempra). Il serramentista fornisce lo stratificato temprato con certificato 1B1. Perfetto, a parte il fatto che 1B1 è inapplicabile al caso di specie, lo stratificato deve comunque essere dimensionato per resistere una spinta di 2,00 KN/m a 120 cm dal pavimento (oltre alla pressione del vento e alla post-rottura…)
I valori di spinta sopra descritti sono i minimi previsti dalla normativa e non sono derogabili in alcun modo.
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